Mese: dicembre 2015

Una storia vera: “Sono stata una vittima, oggi lo so!”

La mia storia la conoscono in pochi e di quei pochi nessuno la considera rilevante, seria. Non sono stata stuprata, lo chiarisco. Non voglio paragonare la mia esperienza a quella di donne che sono state vittime di violenze “maggiori”. Voglio far sentire la mia voce per la prima volta, e per la prima volta voglio ricordare che non si è solo vittime di stupro, ma anche di violenza domestica (sociale, economica, …), di stalkeraggio, di molestie di vario tipo, eccetera. Ma non solo, siamo vittime anche quando camminando per strada ci fischiano dietro, quando ci guardano e ci sentiamo a disagio, quando non ci possiamo vestire a nostro piacimento a causa dei giudizi altrui… Siamo vittime della retorica: plurale maschile, termini spregiativi (“cagna”, “puttana”, …) e chi più ne ha più ne metta. Nessuna, NESSUNA di queste forme di violenza (psicologica, fisica, sociale, …) è di poco conto! NESSUNA donna dovrebbe sentirsi a disagio nel parlare di quanto vissuto, di sentirsi vittima, di reclamare giustizia.

Per la prima volta non mi vergogno. Per la prima volta ho il coraggio di affermare di essere stata una vittima.  Per la prima volta vi racconto la mia storia…
Avevo 9 anni, era una giornata calda, dovevo andare al circo con un amico (10 anni). Era una delle rare volte nelle quali indossavo una gonna, e per sentirmi più grande e una “piccola donna” feci la ceretta a l’insaputa di mia mamma. Lei era impegnata quel pomeriggio e non ci avrebbe potuti accompagnare, ma siccome avevamo i biglietti e ci tenevamo molto ad andare, lei ci ha accompagnati in auto e, dopo averci fatto tutte le raccomandazioni possibili, ci ha assicurati che sarebbe ritornata a prenderci.
Siamo entrati, ci siamo seduti in cima alle panchine della platea, è iniziato lo spettacolo. Durante la pausa fra il primo e il secondo tempo, un ragazzo (30 anni circa) che lavorava dietro le quinte, da sotto le  panchine ha iniziato a parlare con noi in maniera confidenziale e amichevole. Mi ha chiesto un bacio sulla guancia e quando mi avvicinai per darglielo girò la faccia affinché glielo dessi sulle labbra. Mi tratteneva la testa vicino alla sua e mi sforzavo per allontanarmi. Mi chiese di scendere, di andare sola con lui in un posto. Avete presente quel mal di pancia che si avverte quando qualcosa non funziona? Fu la sola cosa che mi trattenne, in un momento e in una situazione alla quale non ero pronta, alla quale nessuna bambina/ragazza/donna è pronta.
Ebbi una piccola sensazione di sollievo quando lo chiamarono, quando se ne andrò e spensero le luci per l’inizio della seconda parte dello spettacolo. Durò poco. Iniziai a sentire, da sotto le panchine della platea, una mano che dalle caviglie si alzava verso le ginocchia, poi le coscia, che iniziai a stringere con tutta la forza possibile. Niente da fare: sforzava la mano per toccare sempre più verso l’interno coscia. Ricordo che quando senti le sue mani sfiorarmi in mezzo alle gambe, l’istinto che fino a quel momento era rimasto nascosto, prevalse: mi alzai e gli gridai “BASTA!“. Finalmente dopo tutto quel tempo qualcuno si rese conto ti quando stava accadendo, e quel ragazzo, dopo essersi accorto degli occhi che lo fissavano si allontanò.
Mia mamma venne a prenderci e il mio amico le raccontò l’accaduto. Io sminuì la vicenda, affermando che erano solo carezze, un po’ per paura di quello che sarebbe potuto accadere, un po’ per timore di non essere creduta, ma soprattutto per vergogna.

Non lo raccontai a nessuno, non prima che fossero passati 6 anni, quando ormai ne avevo già 15. Era un pomeriggio estivo, avevo dei pantaloncini e una canottiera, ero in treno, stavo raggiungendo degli amici per andare al lago. Il vagone era quasi vuoto: c’ero solamente io, un ragazzo con la fidanzata e un uomo, che mi chiese di sedersi di fronte a me. L’uomo, sulla quarantina, si presentò e incominciò a parlarmi, a chiedermi dove fossi diretta, come mi chiamassi, dove abitassi,… Iniziò a farmi degli apprezzamenti e poi mi toccò dapprima il ginocchio, poi la coscia, tirò la mia gamba a sé e la strinse fra le sue. Mi chiese se volessi seguirlo o andare con lui in piscina, e continuò ad accarezzarmi la gamba. Rimasi paralizzata a quel contatto così viscido e forzato, che riesco ancora a percepire se chiudo gli occhi.
Quel pomeriggio non raccontai nulla ai miei amici, ma tornata a casa dovetti sfogarmi, chiamai una cara amica, che mi “costrinse” a raccontare l’accaduto a mia mamma e a denunciare l’uomo. Mi sentì dire che probabilmente voleva solamente essere “gentile”, “simpatico” e che il mio abbigliamento era provocatorio. Mi sentì dire che non era nulla di grave, che stavo esagerando, …
L’uomo (che era stato denunciato anche da altre ragazze) non è mai stato trovato e per mia sfortuna le telecamere del treno quel giorno erano spente per manutenzione.

Una volta mi faceva arrabbiare  pensare che in nessuna delle due situazioni chi aveva visto tutto non ebbe il coraggio di intervenire e prendere le mie difese! Mi faceva arrabbiare la mia impotenza, la mia incapacità di reagire! Questi due episodi hanno segnato la mia vita, oggi io non mi fido della maggioranza degli uomini, non sopporto alcune forme di contatto fisico (con uomini, ma anche con donne) e faccio ancora gli incubi la notte. Ma nonostante tutto ho capito che io, come anche le persone che hanno assistito, non eravamo e non siamo “programmati” a reagire. Non si è mai pronti a situazioni simili semplicemente perchè non dovrebbero avvenire. Dopo tempi lunghi, oggi affermo che sono stata una vittima e, come tutte le donne, continuo ad essere vittima tutti i giorni di un sistema patriarcale, di una mentalità maschilista insediatasi anche nelle menti di molte donne, di una politica di dominazione maschile, …
Non sentitevi colpevoli, non sentitevi sporche, non credete alle persone che sminuiscono questi avvenimenti. Abbiate il coraggio di parlarne, abbiate il coraggio di denunciare queste persone e impedire loro di fare del male ad altre donne!

Schermata 2015-12-24 alle 19.52.06
Tratta da: http://www.telefonorosamantova.it/p.asp?idp=20, 24 dicembre 2015

(Scusate la forma, la lingua e i possibili errori, ma ho scritto di getto.)

 

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