Mese: ottobre 2015

Figlie dell’Iran in lotta per i propri diritti

Schermata 2015-10-29 alle 21.56.18

Introduzione.

Oggi, più che mai, in Occidente, nonostante la persistenza di della dominazione maschile nei rapporti di genere, le donne si sentono libere. Libere di vivere, di vestirsi a piacere, di votare, di partecipare a questioni politiche, di viaggiare, di scegliere chi sposare, …
Non molto lontano da noi, nel vicino Medio Oriente, le donne ricevono trattamenti differenti: mutilazioni genitali e non, ripetute violenze sessuali, costrizioni di vario genere e non solo.
Molte domande sorgono spontanee: “perché?”, “qualcuno si rivolta?”, “cosa dice il Diritto Islamico”?, “mai nessuno stato estero ha provato ad agire?” “cosa impedisce alle donne di rivoltasi?”,… Le risposte non sono però a portata di mano, spesso questi crimini vengono occultati, censurati, dimenticati, non considerati, o nei casi peggiori vengono ormai considerati “normali”, consuetudinari.

Il lavoro completo.
Durante il lavoro di maturità liceale, mi sono interessata per vari mesi allo studio dei diritti delle donne e alla loro evoluzione in Iran (e in parte in Arabia saudita per comprendere se vi fosse una differenza fra i rapporti sciismo-donna e sunnismo-donna).
Il lavoro di ricerca completo lo potete trovare cliccando sul link diretto (https://www.dropbox.com/s/n0ev5avx1yxwwqz/ConsegnaDefinitivaLaM_SamantaMorais_DONNA_IRAN_ARABIASAUDITA.pdf?dl=0) o in forma molto sintetica di seguito.

I secoli degli shah di Persia.
L’Iran primaSchermata 2015-10-29 alle 21.58.02 di divenire tale, si chiamava Persia, era una monarchia governata da vari shah (fino al 1979), sot

to i quali la condizione della donna era di gran lunga migliore rispetto a quella degli Stati vicini. Questo grazie, in modo particola
re, alle potenze occidentali che occupavano il territorio persiano, dalle quali la gente del posto poteva conoscerne la cultura e i principi.
I progressi in questi anni furono molteplici: abolizione del velo (1936), frequenza scolastica obbligatoria, nascita di molte riviste femministe, diritto di voto
(1963, prima ancora della Svizzera), legalizzazione dell’aborto, maggiore aperture del mercato del lavoro (nuovi impieghi), nuove leggi per la protezione della famiglia (1967), ecc.

La Repubblica Islamica dell’Iran.
Lo statuto sociale e giuridico delle iraniane si aggravò a seguito della Rivoluzione del 1979, che portò alla nascita della Repubblica Islamica dell’Iran di oggi. Come bene esplicita il nome, la forma di governo è teocratica: l’esponente politico di maggior rilievo è anche il più alto esponente religioso per l’Islam sciita, l’ayatollah Ali Khamenei, seguitato dal presidente della Repubblica (oggi Hassan Rouhani).

Tutti i passi compiuti dalle donne verso l’ottenimento dei propri diritti sfumarono dopo pochi mesi dall’instaurazione del nuovo governo!
Negli anni che seguirono la rivoluzione i presidenti hanno sempre agito diversamente per quanto riguarda dei diritti delle iraniane. L’ultimo presidente, Ahmadinejad, ha sfavorito lo statuto femminile sul piano sociale. L’attuale presidente Rohani sembra invece essere attento e vicino non solo ai diritti umani in generale, ma in particolare alle richieste delle donne iraniane (sebbene si sia constatato un aumento delle violazioni dei diritti umani a seguito della sue elezione, avvenuta nel 2013).

Costituzione, codice civile e codice penale.

  1. Gli articoli dell’attuale Costituzione concernenti le cariche pubbliche dello Stato, non prescrivono esplicitamente che tali cariche debbano essere assunte da soli uomini, eppure è impensabile che una donna si candidi.
  2. EREDITÀ. Secondo il codice civile iraniano, il marito eredita tutti i tutti i beni della moglie al momento del decesso, ma non avviene invece l’inverso, la donna riceve solamente metà o meno del patrimonio. Questo per il semplice motivo che l’uomo, nel suo ruolo di capo famiglia, lavora, guadagna, mantiene figli e la/le moglie/mogli e crea la fortuna della famiglia. La donna invece lavora di meno o non lavora affatto per accudire i figli e quindi non contribuisce all’accumulo di beni della famiglia. Al momento del decesso, anche se la moglie è l’unica erede, non ha accesso all’intero bene ereditario, in quanto è stato accumulato solamente parzialmente con il suo impegno lavorativo.
  3. MATRIMONIO.
    3.1 Prima del matrimonio, lo sposo promette alla sposa il mahr, che non è nient’altro che un prezzo da pagare per poter possedere il corpo della sposa e avere pieno potere sul piano sessuale all’interno del matrimonio. Se il marito, dopo il matrimonio non le ha ancora versato la sua dote alla moglie, quest’ultima non è obbligata per legge a concedersi. Allo stesso modo se la moglie non si concede dopo aver ricevuto la dote, il marito non ha alcun obbligo di mantenimento. Questo articolo, e altri a esso associati, sono simili a impegni commerciali: i favori sessuali della donna sono prodotti di scambio.3.2 All’interno del matrimonio la donna non può né viaggiare, né lavorare senza il permesso del marito.3.3 Una donna musulmana non può sposare un uomo non musulmano.3.4 I figli dopo una certa età vengono affidati al padre.3.5 La donna fa molta fatica a richiedere il divorzio (quasi impossibile).

    3.6 … [Per maggiori informazioni consultare il lavoro di ricerca completo: https://www.dropbox.com/s/n0ev5avx1yxwwqz/ConsegnaDefinitivaLaM_SamantaMorais_DONNA_IRAN_ARABIASAUDITA.pdf?dl=0 ]

  4. STUPRO. In Iran lo stupratore è condannabile con la pena capitale. Tuttavia lo stupro non è considerato nel codice penale con un reato specifico, ma viene trattato come lavat, ovvero come la sodomia nel caso di stupro di un uomo, o come zena, una relazione illegittima nel caso di stupro di una donna. Quindi non viene condannato lo stupro, ma la sodomia o la relazione illegittima. Emergono due punti chiave: non esiste lo stupro interno al matrimonio e non si distingue una violenza (volere di una personna) dal rapporto extra matrimoniale (volere di entrambi).Sporgere denuncia di violenza sessuale (ma anche domestica) per una donna è praticamente impossibile, in quanto necessita di 4 uomini testimoni (art.74). La donna nel caso volesse fare ricorso e non riuscisse a dimostrare di essere stata violentata rischierebbe, secondo l’articolo 140, di essere incriminata per falsa accusa, oltre a dover subire le pene prescritte da Zena per un rapporto illegittimo.
  5. LAPIDAZIONE. La legge sull’adulterio, riportata all’articolo 83 del codice penale prevede che la pena per i trasgressori maschi e femmine non sposati sia la flagellazione. I trasgressori sposati invece vengono lapidati a morte, ma le vittime maschili vengono sotterrate fino alla vita, le donne vengono sotterrate fino al collo. Nel caso in cui i condannati dovessero riuscire a fuggire – ipotesi impossibile per le donne – sarebbero liberi.
  6. IL PREZZO DEL SANGUE: Forse, la questione sul diyeh (prezzo del sangue) è per noi occidentali fra le più difficili da comprendere.Secondo l’articolo 209, un uomo mussulmano che uccide una donna mussulmana sarà sottoposto alla legge del taglione, ciò significa che gli sarà inflitto lo stesso danno di cui lui è colpevole: in questo caso, l’assassinio. Però, siccome la vita di un uomo vale il doppio di quella di una donna (= la vita dell’assassino vale il doppio di quella della vittima), affinché l’assassino sia condannato alla pena di morte, la famiglia della vittima dovrà versare all’assassino la metà della somma del suo prezzo del sangue.Articolo 209: Se un uomo musulmano commette omicidio di primo grado contro una donna musulmana, sarà applicata la legge del taglione. Il parente della vittima più prossimo, però, dovrà versare al colpevole la metà del suo prezzo del sangue prima che il taglione venga effettuato.
  7. … [Per maggiori informazioni consultare il lavoro di ricerca completo: https://www.dropbox.com/s/n0ev5avx1yxwwqz/ConsegnaDefinitivaLaM_SamantaMorais_DONNA_IRAN_ARABIASAUDITA.pdf?dl=0 ]

Conclusione.
Le donne in Iran giuridicamente valgono veramente poco o niente, ma anche se sono piccoli, ci sono comunque degli spiragli che danno loro speranza per un miglioramento. Nell’ambito lavorativo e sociale il loro statuto non è vicino a quello di cui godiamo noi, ma non è malvagio come lo è stato in molti periodi storici. Oggi le donne iraniane, benché ci siano ancora luoghi con divieto di accesso per le donne (bar,…), la segregazione non è più così marcata: lavorano ormai in quasi tutti i settori, il circa 70% degli studenti universitari sono donne, a settembre del 2013 è stato concesso a un’atleta iraniana di partecipare al campionato mondiale di triathlon a Londra, il Schumacher iraniano è una donna, dal velo si possono intravvedere delle ciocche di capelli, nel 2013714 sono state nominate 3 donne a vicepresidentesse, eccetera.

Ad alimentare le speranze delle iraniane sono state le parole dell’attuale presidente: “L’ingiustizia e la violenza contro le donne devono cessare” e “Secondo le regole islamiche, l’uomo non è il primo sesso né la donna il secondo sesso, […], le donne sono alla pari degli uomini e i due sono uguali”.

Infine, mi ero domandata se l’Islam si trovasse alla base di tutte le violazioni dei diritti nei confronti delle donne.
È innegabile che il Corano giustifichi la subordinazione della donna, ma non possiamo attribuire all’Islam la responsabilità delle numerose violazioni nei confronti delle donne iraniane e saudite, in quanto il problema di fondo sono i capi governanti e i fondamentalisti, che applicano e impongono i principi islamici in maniera estrema. Questo vale a dire che i singoli individui non possono decidere volontariamente se seguire i precetti religiosi o meno, poiché vengono imposti loro dalla legge. Nella mia opinione l’Islam è “colpevole” quanto lo è stato per secoli il Cristianesimo, eppure oggi in Occidente godiamo di tutte le libertà possibili e i casi di violazione dei diritti sono relativamente rari. Questo è il risultato dello sradicamento della dimensione religiosa da quella politica, viviamo cioè in Paesi laici, cosa che non avviene invece in Medio Oriente.

Quando i Paesi islamici riusciranno a fare questi grandi passi avanti, riconosceranno a pieno i diritti delle persone, senza per questo dover rinunciare alla propria fede, ma concedendo a ogni individuo la libertà di professarla come meglio crede.

Consiglio vivamente:

  • Asghar Farhadi, Una Separazione, 2011.
  • Marjane Satrapi e Vincent Parronaud, Persepolis, 2007.
  • Theo Van Gogh, Submission, 2004.

Per maggiori informazioni consultare il lavoro di ricerca completo: https://www.dropbox.com/s/n0ev5avx1yxwwqz/ConsegnaDefinitivaLaM_SamantaMorais_DONNA_IRAN_ARABIASAUDITA.pdf?dl=0

GEORGE BENSOUSSAN, “L’eredità di Auschwitz, Come ricordare?”

Oggi, rispetto ad alcuni decenni fa, nei manuali di storia, così come nel comune riflettere collettivo, il tema della Shoah (lo sterminio degli ebrei) è sempre più presente e marcato. Gli anni della Seconda Guerra Mondiale, le sue cause e conseguenze hanno portato nella  società di oggi nuovi valori o, forse, valori preesistenti che sono stati dimenticati e spazzati via dai regimi totalitari.  Questo fenomeno è forse dovuto a una presa di coscienza del singolo, ma in modo particolare della società odierna, che riconosce nell’oblio un pericolo per la stabilità comune: “è risaputo che a lungo termine il non-detto mina qualsiasi edificio politico”, afferma Bensoussan.
Il ricordo quindi, nella mia opinione, non ha una valenza fondamentale “solo” per onorare gli ebrei che hanno patito sofferenze inimmaginabili, ma soprattutto per non dare per scontati valori e principi che oggi riteniamo naturali, in quanto insiti nella nostra cultura, ma per i quali milioni di persone hanno versato fiumi di sangue per poi essere dimenticati per anni. Ricordare è utile per dare valore a questi principi e prendere coscienza che non sono sottintesi, che ancora oggi non tutti godono di essi, che dobbiamo tenere stretti per evitare che atrocità simili possano ripetersi nuovamente e soprattutto che sono frutto di un passato brutale e disumano. L’importanza del ricordo risiede inoltre nell’esistenza odierna di movimenti antisemiti, fra i quali Bensoussan cita come esempio la “gioventù magrebina [che] si dimostra così apertamente antisemita”, ma anche nella nostra democrazia, e nella nostra storia.

Nel proprio percorso scolastico ogni studente si trova come minimo due volte ad affrontare il grande tema della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah. Secondo Bensoussan si dovrebbe parlare di Olocausto dentro ai limiti politici più che a quelli morali o adirittura sentimentali, in quanto la realtà storico-politica porta ad una consapevolezza oggettiva maggiore e ci fa comprendere quanto la Shoah sia strettamente legata alla modernità. Inoltre afferma che il culto della memoria che esiste oggi nella nostra società porta a una analisi poco oggettiva della realtà storica e politica, che ci porta a sentimentalizzare l’Olocausto senza comprenderne veramente l’origine e le conseguenze drammatiche.
Rifacendomi a quanto scritto da Bensoussan ne’ L’eredità di Auschwitz credo che docenti abbiano due piani sui quali poter lavorare: il primo è quello prettamente cronologico-storico-politico, il secondo è quello etico e morale. Nella mia opinione, leggermente distaccata da quella di Bensoussan, la didattica migliore è quella di lavorare su entrambi i piani, addentrandosi nelle cause della Guerra, della formazione dei regimi totalitari e dei loro ideali, per poi arrivare agli avvenimenti veri e propri e alle loro conseguenze, senza però dimenticare i valori etici, morali, psicologici, culturali e sociali che hanno marcato non solo i singoli, ma che ha trasformato una intera società.
Sono fermamente convinta che la scuola giochi un ruolo fondamentale nel trasmettere il valore della memoria, ma credo che il suo compito principale sia di sviluppare un senso critico nello studente, un sentimento di rabbia, di disgusto, di disprezzo verso quanto avvenuto, che porti l’allievo a ricercare la verità storica alle sue origini.
Per concludere, mi chiedo in particolare se l’Olocausto faccia parte della storia occidentale, della storia dell’umanità o se sia invece vivo presente! Mi chiedo se questo massacro sia così rilevante per il numero di vittime, per l’origine oscura dei crimini commessi, per il prolungato silenzio o se per il comportamento disumano di tanti uomini! Forse una risposta precisa non la possiamo trovare, ma mi trovo d’accordo con Bensoussan, che afferma che il ricordo oggettivo, storico e politico serve a evitare che quanto accaduto sia ritenuto lontano e irripetibile!

29.10.2015