Mese: novembre 2014

La sterilizzazione di massa in India

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La situazione attuale. Alcune statistiche prevedono che entro 15 anni l’India sarà il Paese più popoloso del mondo, proprio per questo il suo governo ha avviato una campagna per il contenimento della natalità. Questo scopo ha come mezzo la sterilizzazione di molte donne mediante la chiusura (o legatura) delle tube. Tutto questo non avviene però in maniera curata, specializzata e priva di pericolo: gli interventi vengono condotti in accampamenti mobili istituiti in varie regioni indiane (solitamente quelle con un tasso di natalità superiore). A Chhattisgarh, l’8 settembre di quest’anno, 80 donne sono state sottoposte alla sterilizzazione da un solo medico e la sua équipe in circa 5 ore, e 60 di loro si sono sentite male (sintomi generali: calo di pressione, vomito, e altri disturbi), inoltre, nel Paese sono già morte delle donne e altre si trovano in ospedale in condizioni molto gravi.
Per darvi alcuni valori di riferimento: il 36% delle donne sposate viene sottoposto a questo intervento; nell’anno 2012 4,6 mio di donne sono state sterilizzate e, fra queste, i casi di decesso non sono stati purtroppo rari. Siccome il sistema sanitario indiano è molto carente, mancano attrezzature di base come i disinfettanti e i farmaci che si utilizzano sono spesso scaduti. 
L’anno scorso ha fatto clamore una rete televisiva che aveva mostrato decine di donne prive di coscienza essere scaricate in un campo dopo l’operazione, in quanto, spiegano i responsabili ospedalieri, l’infrastruttura non era attrezzata per far fronte a un numero così ingente di pazienti.

Diritti umani violati. Questa campagna varata dal governo indiano viola diritti molto importanti: si impone sulla volontà dei cittadini ricattandoli, esercitando pressione su di essi, violando la loro libertà di scelta, la loro integrità morale, fisica e psichica, violando le libertà e le scelte della famiglia, mettendo a rischio la salute di queste donne, eccetera. 
Seguendo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, vengono violati almeno 10 articoli. Fra questi gli articoli 1, 2, 3 e 7 che affermano la libertà, la sicurezza, il diritto alla vita e all’uguaglianza incondizionata. L’articolo 9 della DUDU afferma che “nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”; benché le donne non vengano trattenute in carceri o altro, vengono comunque prelevate, spesso, con la forza e le condizioni sanitarie precarie non assicurano la sicurezza e la vita. Di conseguenza anche questo articolo viene, a parer mio, violato. Gli articoli 12 e 16 che garantiscono il diritto di fondare una famiglia, e che ne garantiscono la privacy, l’onore e la reputazione vengono violati in quanto il governo ne limita il volere e la libertà. Inoltre l’articolo 16.3 afferma che “la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”; in realtà in questo caso è proprio il governo ad attuare le violazioni, non si fa garante della sicurezza delle sue cittadine e viola così anche l’articolo 22, che garantisce a tutti gli individui la sicurezza sociale, i diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla loro dignità e al libero sviluppo della propria personalità. L’articolo 25 assicura a ogni individuo un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo alle cure mediche, alla malattia e all’invalidità. Garantisce inoltre particolari assistenze durante la maternità e l’infanzia. E mi sembra evidente che anche questo articolo venga violato nella sua interezza! È noto il caso di una madre, che a distanza di una settimana dal parto è stata sottoposta alla sterilizzazione ed è morta assieme a molte altre donne!

Opinione personale. Trovo inaccettabile che un programma inizialmente indirizzato solo a volontari e volontarie sia invece imposto a una quarantina di donne al giorno! Quello che trovo più ripugnate in tutta questa faccenda, come se non fosse già abbastanza schifosa di per sé, è il pagamento come forma di imposizione su un volere contrario, cioè un’imposizione sulla volontà altrui operata per mezzo di un ricatto! Il governo paga infatti le donne che si sottopongono alla sterilizzazione (1400 rupie, 18 euro), mentre alle donne volontarie vengono dati beni fisici come automobili ed elettrodomestici.
Credo che il problema della crescita illimitata della popolazione sia effettivamente da risolvere perché l’esplosione demografica non è compatibile con la sopravvivenza della biosfera sotto molteplici aspetti! Ma nel terzo millennio questo non è il modo! I contraccettivi in circolazione bastano, avanzano e hanno un dispendio economico certamente inferiore alla sterilizzazione di massa, all’aborto o ad altre misure estreme!
Il programma varato dal governo indiano sta degenerando fra falsi medici, condizioni sanitarie precarie, ricatti governativi sulla società, infanticidio femminile e, dunque, in particolare sullo squilibrio di genere (meno di 8 donne su 10 uomini)! Questa campagna va fermata o perlomeno regolamentata a dovere adesso! Se una donna o un uomo non vuole avere figli e vuole sottoporsi a questo intervento: ben venga, contribuisce come può alla crescita illimitata della popolazione! Ma non le viene imposto, non le viene violato alcun diritto, e deve farsi garantire le condizioni sanitarie sufficienti!
Infine, per concludere, trovo un paradosso immane in tutta questa faccenda: il numero casi di stupro in India sono vertiginosi, da queste violenze alcune (che siano molte o poche) donne e ragazzine rimangono incinte – vanno dunque contro la campagna del governo -, ma agli uomini non viene applicata la vasectomia, o perlomeno non è così diffusa! Io un consiglio al governo indiano glielo darei: iniziamo ad operare contro gli stupri di massa e dopo penseremo anche a metodi meno degradanti per diminuire il tasso di natalità.

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